Pasquale Scialò:

Tema di questa nostra conversazione è l’interferenza tra il campo sonoro e quello visivo, scambio presente in gran parte dei lavori di Lucia Romualdi, dove l’artista si avvale da tempo dell’apporto di figure di spicco della scena colta italiana ed europea. Basti pensare al contributo del compositore Franco Donatoni, uno dei massimi esponenti della musica contemporanea del secondo Novecento, o di altri autori appartenenti alle successive generazioni, come Fausto Sebastiani, Ivan Fedele, Mauro Cardi. Non manca anche la presenza di concertisti di prestigio, come i pianisti Antonio Ballista e Bruno Canino. Dunque nell’opera di Lucia Romualdi il piano sonoro gioca un ruolo fondativo, strutturante, ma non prevedibile o ideologicamente precostituito. La sua appropriazione sonora spazia infatti dalla musica sperimentale ai generi popolari, canzoni d’autore e tradizionali, spesso legati anche alle matrici identitariedei luoghi e degli spazi destinati all’esposizione deilavori. Così la sua presenza a Napoli, promossa dallo Studio Trisorio, la vede negli anni a Castel dell’Ovo o negli spazi dell’Acquario della città, dove la fauna marina presente nelle molteplici vasche sembra rievocare, come in un “contrappunto bestiale”, l’antica eco di una canzone sulla tarantella, come quella del Guarracino, che enumera gran parte delle specie ittiche dell’area mediterranea.

In questo progetto l’avventura musicale si realizza grazie all’incontro con Francesco De Gregori, figura centrale della canzone italiana, nella sua doppia veste di autore e interprete. Qui il nostro music-maker non è chiamato, come di consueto, a creare una canzone per il lavoro della Romualdi ma a riprendere un suo precedente brano per ri-comporlo ad hoc in funzione di una nuova destinazione d’uso. Ecco allora che una canzone, come Cardiologia, già impressa nella memoria melodica di molti di noi ricompare con una fisionomia inedita, per interpretare un nuovo Soundings, titolo quest’ultimo proprio del loro lavoro, espressione inglese dal doppio significato che  al plurale sta per ‘fondali marini’, al singolare per ‘cassa armonica, risuonante’.

Da questa breve premessa, proviamo a svelare in che modo un brano preesistente di De Gregori può tornare a nuova vita per risuonare all’interno di questo interessante evento promosso dallo Studio Trisorio.

Come nasce Soundings?

Lucia Romualdi: Con Francesco De Gregori abitiamo il quartiere. Quando gli artisti si incontrano, si parlano, poi forse nasce un lavoro. Il pensiero degli artisti è un pensiero semplice. Una volta è venuto a studio, a poco a poco è entrato nel mio mondo. Dopo, un giorno, non so, abbiamo pensato di poter fare un lavoro insieme. E’ stato un percorso semplice, molto semplice. Cardiologia l’abbiamo scelta insieme, la prima canzone pensata.

Francesco De Gregori: Sì, Lucia mi ha accolto nel suo lavoro con grande semplicità e sono stato trascinato da quello che faceva. Mi ha accolto nello studio buio, con le maree, con questi tabulati misteriosi, con questi numeri misteriosi, con questi luoghi, alcuni mitologici, altri semplicemente sconosciuti, affascinanti. E mi sono fatto coinvolgere molto volentieri nell’idea di mettere della musica in dialogo con la sua opera. Io sono uno che lavora nel campo del pop più che nel campo della musica contemporanea, ed il pop porta con sé un corredo di visibilità e anche, diciamo, per intenderci, di glamour, di retorica, che potrebbe essere sgrammaticata, per dialogare, comunicare con il lavoro di un’artista come Lucia. Quindi l’inizio è stato quello di contenere questo aspetto pop, e quando ho lavorato sulla musica, la mia intenzione è stata quella di indebolire molto l’importanza del testo. Ho ricantato questa canzone, l’ho reincisa rispetto alla versione discografica originale che era troppo patinata per questa occasione. La versione originale era pensata per essere ascoltata in radio o in un lettore cd, non sarebbe andata bene per questa circostanza. Quindi sono tornato in studio per ricantare via via questa canzone proprio con l’idea di allontanarmi, di allontanarmi, perché più la allontanavo e più capivo che era funzionale all’opera complessiva.

Lucia Romualdi: Arrivare al lavoro non è stato facile. Sembrava tutto già definito, invece è stato un lungo percorso, complesso, serio. Per i lavori, per questi lavori, c’è un grande impegno, una grande fatica e un grande coraggio. Non dobbiamo dimenticare questo degli artisti: gli artisti hanno coraggio, non è una cosa secondaria.

Pasquale Scialò: Allora, Francesco, un brano di musicale vocale, composto da un testo verbale e da una precisa melodia, nato per un lavoro discografico ad un certo punto viene ripreso per assolvere a una funzione diversa da quella originaria.

Quali sono stati passaggi, le trasformazioni che ha dovuto subire per essere parte centrale di questo nuovo soundings?

Francesco De Gregori: Il primo pensiero è stato quello di allontanare la frase. Volevo che il testo, senza negare se stesso, senza negare l’esistenza di una parte della canzone, che è fatta di parole, diventasse solo suono. Ho fatto una cosa molto semplice: i frames della partitura di Lucia scattano nei proiettori e la centralina dei lettori meccanici cambia ad una certa velocità. Quando il frame cambia, produce un suono e questo suono è interamente nel lavoro di Lucia ed è una parte sonora molto importante. All’interno del lavoro c’è anche un altro suono, il brusio come di vento del proiettore. Avevo quindi già due elementi sonori da cui partire, non partivo da una tabula rasa, e quindi ho preso questi due elementi e li ho inseriti dentro la canzone. Cosa ho fatto? I frames cambiavano ogni 11 secondi. Un endecasillabo! Si parla di terzine e di endecasillabi! Ho sovrapposto a questo click originato dai frames, gli accordi del contrabbasso e del violoncello per tutto il tempo della parte sonora, che dura un quarto d’ora.

Questo ha fatto sì che l’accordo e il click che viaggiano insieme non cambino nella partitura musicale in una precisa zona ritmica. Comunemente quando uno fa musica e dà un senso ritmico, segue una griglia ritmica abbastanza organizzata ed il ritmo può essere sul battere, sul primo movimento, sul secondo, sul quarto… e va avanti per tutto il tempo della canzone. Invece, mettendo una specie di segnale orario all’interno di una ritmica che viaggia per conto suo, che cosa succede? Succede che il movimento ritmico non cade sempre sullo stesso momento musicale, e questa idea sposta molto, secondo me in maniera anche affascinante, la lettura del testo della canzone.

Mi sono divertito, per me è stato un esperimento, forse in seguito riutilizzerò questo trucco da swing. Quello che i cantanti chiamano “da swing” qui è stato ottenuto semplicemente dal cambio del frame nel proiettore. Mentre lo stavo facendo, mi rendevo conto che funzionava e andava d’accordo con l’idea concettuale di Lucia.

Lucia Romualdi: Una sera hai telefonato a studio: ‘posso venire tra un quarto d’ora con il pianista?’. L’installazione non era pronta, non c’erano le centraline in movimento, non c’era tempo, abbiamo messo i proiettori come si poteva, abbiamo acceso tre proiettori e facevamo l’installazione contando 1, 2, 3… 11, via!

Francesco De Gregori: Alessandro Arianti, il pianista, con il quale collaboro da tanti anni, è rimasto affascinato da questo lavoro. Viene da un mondo molto diverso dall’arte contemporanea, però la forza del lavoro di Lucia è tale che anche lui è rimasto colpito e mi ha aiutato a perfezionare la sezione sonora che comprendeva anche una parte da isolare. Gli ho detto: ci dobbiamo allontanare, allontanare, come sono distanti i porti di cui Lucia parla, così anche la musica deve essere distante. Non era una lingua sconosciuta, sapeva di cosa stava parlando.

Pasquale Scialò: D’altronde, gran parte dei progetti musicali legati alle installazioni riprende modelli che rinviano al minimalismo: loops, ostinati, variazioni lente, iterazioni dei materiali. Nel caso di Soundings invece l’idea guida è scaturita dallo sviluppo creativo di elementi presenti solo in nuce nella stesura della canzone. Un’idea desueta, a dire il vero già presente anche in altri lavori dellaRomualdi, dove un oggetto sonoro già dotato di una propria identità (con un proprio piano semantico presente nel testo verbale, un profilo melodico, un ripieno armonico, un timbro vocale, una confezione/arrangiamento con specifici riverberi e spazializzazioni delle diverse sorgenti sonore) viene trasfigurato configurando un nuovo oggetto musicale. Una bella e coraggiosa sfida!

Lucia Romualdi: Ci vuole coraggio sì, ma poi diventa tutto un suono, tutt’uno, la luce diventa suono, le parole si perdono. Anche i nomi dei porti si perdono perché è un insieme di ritmi, è un lavoro sulla lontananza. I porti sono 11, si ripetono ma sembra che li incontri sempre per la prima volta. E’ un lavoro sull’estraneità. Le parole della canzone le ho lette in un senso tutto mio. Francesco, in Cardiologia, parla del bianco, il vestito bianco della sposa, ed io l’ho inteso come il bianco della tela, della superficie di fondo di cui parla Kandinskji, il bianco della pagina, il bianco che noi artisti ritroviamo nel lavoro. Il bianco l’ho inteso come l’attesa dell’arte, ma probabilmente ha anche un altro senso…

Francesco De Gregori: … sì, è un senso fisico. Ci siamo sempre detti in questi giorni che può non esserci una corrispondenza logica in un’opera d’arte, sia alta o bassa, grande o piccola. E anche chi ascolta, chi legge, chi vede, non deve andare a cercare una formula, non è un’equazione, non è pilotata, non ha regole precise come la grammatica, come se volessi dire una cosa poi un’altra, insomma, la verità non esiste.

Lucia Romualdi: Cardiologia, scelta, pensata a studio, è la canzone.

Francesco De Gregori: …forse l’abbiamo scelta per il suo arrangiamento. Per gli arrangiamenti, per i suoni, suoni che vanno al di là delle parole…

Lucia Romualdi: …la struttura musicale è vicina alla struttura del movimento dell’opera.

Francesco De Gregori: Qualcuno ha scritto che la canzone va bene con l’installazione di Lucia perché ad un certo punto dice: “dopo la mareggiata prendiamo le conchiglie”. Ma in realtà non c’entra niente che la canzone parli del mare.

Lucia Romualdi: Anche perché qui le conchiglie non si raccolgono, non c’è niente da raccogliere nella galleria!

Francesco De Gregori: Beh, venendo dal pop a me queste cose piacciono. Lucia invece è molto distaccata…

Lucia Romualdi: …estranea. Cerco di pormi di fronte all’opera come se non l’avessi mai vista prima, come se fosse la prima volta. Il lavoro va per suo conto. Gli artisti sono operai della mente, sono un tramite, l’opera va via, l’opera ha una strada. Se ha una strada, ha una strada, se no, no.

Pasquale Scialò: Francesco, credo che le tue creazioni musicali sono state di rado destinate esplicitamente al campo visivo, ad eccezione di quelle presenti nei video clip, prodotti in genere per promuovere i nuovi brani.

Francesco De Gregori: Sono due cose completamente diverse, il video clip viene fatto in funzione della canzone, quindi è figlio della parte musicale, anche perché ha una necessità commerciale. Il clip viene fatto, tutti lo fanno, perché la canzone abbia più diffusione. Spesso i video clip non mi piacciono, perché c’è l’ansia di voler esprimere attraverso le immagini il testo della canzone, cioè cercare una corrispondenza tra il testo e quello che si mostra. Invece nel lavoro che abbiamo fatto insieme nessuna di queste regole deve essere applicata, qui c’è solo continuità, un immenso, misterioso lavoro sia per l’immagine sia per la canzone. Forse sarebbe stato più facile scrivere ex novo per questo lavoro, ma non ci abbiamo nemmeno pensato. Forse l’avremmo fatto se ci fossimo resi conto che Cardiologia non funzionava. Allora saremmo potuti andare per altre strade inedite, ma non è andata così. E’ stata una strana scommessa da vincere.

Lucia Romualdi: …quindi è diventata inedita.

Francesco De Gregori: …inedita proprio per questo motivo.

Pasquale Scialò: Oltre a Cardiologia hai composto un’altra musica per soundings.

Francesco De Gregori: Sì, nell’installazione ci sono due punti di vista e d’ascolto, sono due stanze, nella prima stanza si fondono le parole con la musica, nella seconda stanza la voce non c’è, c’è solo il suono dell’orchestra, il pianoforte e gli archi e dall’altro spazio arriva l’eco della voce. Ho voluto differenziare perché nella seconda stanza prende vita un’altra cosa, si vede un filmato misterioso muoversi e non si capisce da dove viene… Lucia non vuole dire da dove viene…

Lucia Romualdi: …è come scegliere una matita, un colore, sono dei materiali.

Francesco De Gregori: Il filmato è molto affascinante, sembra un battello in tempesta, sembra…

Lucia Romualdi: …ho pensato ad una trottola del tempo.

Francesco De Gregori: …guardando l’immagine, da una parte drammatica, dall’altra stranamente curiosa, ho pensato di togliere la parte vocale per far venire più fuori la parte orchestrale.

Pasquale Scialò: Per Soundings dunque, non a caso hai privilegiato più la componente acustica ponendola però in dialogo con una partitura visiva, con un linguaggio diverso da quello musicale.

Lucia Romualdi: Lavoro da tempo sui tabulati di marea, i tabulati sono nuovi, ma il mio lavoro, la mia ricerca è quella. Allora la canzone è nuova, la ricerca è quella, siamo pari.

Francesco De Gregori: Sì, sì, siamo pari.

Pasquale Scialò: Sì, certamente pari, ma anche “distanti” per la diversa nozione di tempo adottata.  Nel campo sonoro ogni creazione è strettamente legata a una pulsazione sottostante di riferimento, in alcuni casi esplicita e percepibile, in altri nascosta o di continuo elusa. Così mentre nella dance music il bit ritmico, e il conseguente groove, risuonano di continuo inducendo una sincronizzazione senso-motoria inarrestabile, nelle salmodie, nei lamenti funebri la pulsazione sembra sfuggire a ogni ciclicità temporale, realizzando ritmi liberi spesso neanche trascrivibili con la consueta notazione musicale. Così anche in molta musica contemporanea, da quella aleatoria a quella prodotta con software di composizione automatica, la nozione del tempo musicale, strutturata in ritmi e metri, viene sostituita da complessi rapporti di durate.

Inoltre, l’organizzazione temporale dei suoni prevede una nozione del tempo irreversibile che si muove per step successivi in una sola direzione, dal presente al dopo. Dunque, a differenza della visione di un quadro, un componimento musicale snatura la sua fisionomia se ascoltato al contrario, dalle fine all’inizio. Queste, solo alcune delle differenze della nozione del tempo tra le arti.

Francesco De Gregori: Il tempo di chi fa musica è una bella gatta da pelare. Si può decidere di fare un pezzo con il metronomo e si ottengono dei risultati. Esiste il tempo rubato, esistono le accelerazioni, esistono i rallentati. Quando un pezzo per un certo numero di battute viaggia ad un’altra velocità, si contraddice, se voi sentite ad esempio Toscanini, non andrà mai a tempo, ruba il tempo, ci fa apprezzare la direzione di un’orchestra rispetto ad un’altra e ci fa vedere delle differenze.

Si può anche arrivare a quello che tutti quanti chiamiamo swing, andare avanti e indietro rispettando la scansione. Alla fine non sai che fare, cosa devi scegliere, te ne accorgi solo alla fine se hai fatto bene o hai fatto male.

Ripensavo a Cardiologia. E’ come sentire il ritmo del cuore, un ritmo preciso che però rispetta le nostre emozioni e poi, se pensiamo ai porti e alle maree che vanno e vengono è come un movimento vitale.

Lucia Romualdi: Io voglio fare lavori che “siano” il tempo. Nell’installazione le centraline si muovono con tempi diversi e di solito abbastanza rapidi, 7 o 9 secondi, per dare un senso di ritmo molto accelerato. Ho notato che tempi molto brevi attirano l’attenzione allo stesso modo di tempi abbastanza lunghi. Due minuti è il tempo limite. Tutto cambia all’improvviso, ha un suo ritmo, una scansione precisa. In questo lavoro il tempo è di 11 secondi, il tempo giusto. Un tempo molto lungo è un tempo che non lascia sorprese.

Francesco De Gregori: Questo ti volevo chiedere: quanto tempo ti aspetti che la gente rimanga a guardare il nostro lavoro? Me lo chiedo sempre quando vado in giro per musei, dopo quanto tempo si può andare via senza fare brutta figura?

Lucia Romualdi: Due minuti è un tempo lunghissimo. Ho visto persone entrare, guardare, uscire e poi rientrare. Ma da questo sono lontana. Sono lavori che vivono lo spazio, hanno il loro silenzio, hanno il loro tempo.

Pasquale Scialò: In che senso usi la nozione di tempo nelle tuoi lavori che in un certo senso costituiscono la realizzazione di vere e proprie partiture, dove la dimensione orizzontale delle elementi si sovrappone a quella verticale, ora allineata in sincrono ora sfalsata?

Lucia Romualdi: Negli anni ho puntualizzato una disciplina di lavoro legata alla musica. Le mie opere, che chiamo partiture di luce, hanno un loro metodo che potrebbe ricordare le regole del contrappunto, un’armonia ispirata a un criterio combinatorio. E’ una ricerca legata alla matematica, al ritmo, è una partitura che può essere “suonata” da vari strumenti o presentata come opera da camera. Ogni segno o numero a suo modo rappresenta uno strumento. E’ anche un lavoro cinematico, una tecnica che rimanda a quella cinematografica – immagini in sequenza – un procedere temporale, una serie di operazioni che si aprono, come avviene nel cinema, a linguaggi diversi, musica, movimento e suono.

Pasquale Scialò: Sì, sono relazioni all’interno del campo musicale.

Lucia Romualdi: Metto in suono la luce.

Pasquale Scialò: Sì, quindi metti insieme due diverse discipline, come in questo lavoro. Francesco questo lavoro ti stimola a pensare, a ripensare?

Francesco De Gregori: Imbattersi in una cosa nuova è sempre stimolante perché ti da nuovi scenari, nuove possibilità. Non è un caso che io abbia potuto accettare di lavorare con un’artista come Lucia Romualdi. Sono un appassionato di arte contemporanea. E’ come se mi avessero chiesto di fare un lavoro per l’arte. E poi alla fine tutto è arte, è la ricerca di qualcosa che comunichi, che emozioni. Un’esperienza del genere non è solo gratificante, ma è anche stimolante. Faccio questo mestiere da quarant’anni, se mi si da l’occasione di guardare ancora al volo da un’altra finestra, ne sono grato.

Lucia Romualdi: Anche a me piace guardare dalla finestra. Lascio sempre aperta una porta, un’uscita di lato.

Pasquale Scialò: Francesco, all’inizio che impressione hai avuto ascoltare il tuo brano in dialogo con un altro linguaggio?

Francesco De Gregori: Precisamente quello che mi aspettavo, quello che doveva essere, perché siamo bravi! Per esempio l’acustica della galleria Trisorio è quella adatta per l’allontanamento della parte musicale come volevo fare fin dall’inizio. E’ un’acustica da chiesa, molto forte, molto rilevante, che aiuta, quindi riflette esattamente il suono che volevo dare a questo lavoro. Il suono era perfetto.

Pasquale Scialò: Ti è mai capitato di pensare a questo tuo lavoro senza la musica? Che cosa la musica ti dà e cosa ti toglie? Io penso che l’efficacia del contributo sonoro non possa essere concepito “a tavolino” ma sul “campo”, grazie    all’interferenza tra i linguaggi in gioco e nel loro sapiente dosaggio.

Lucia Romualdi: Io mi sentivo stretta, stretta nel lavoro concettuale, molto stretta. Il dialogo con la musica è importante per arrivare fin qua. Comunque il mio lavoro è sempre un lavoro silenzioso.

Pasquale Scialò: Per me Soundings è una significativa esperienza sulla presenza e sull’assenza. Induce una multisensorialità immediata ma anche un distacco, una lontananza, una perdita.

Lucia Romualdi: Un lavoro libero, che ti attende ma non ti tiene, non ti ricatta, ti lascia andare.

 

a Napoli attraversare la Marina.

 

Museo di Villa Pignatelli, Napoli, 30 maggio 2014