Luigi Ghirri – Archivi della memoria
a cura del Fondo Eredi Luigi Ghirri


I musei, luoghi che custodiscono e rivelano la memoria, sono sempre stati per Luigi Ghirri un ambito di grande suggestione oltre che un campo di sperimentazione assolutamente privilegiato. Attraverso la fotografia - intesa come processo di attivazione della memoria - Ghirri ricercava in questi spazi silenziosi l’essenza del concetto stesso di memoria. Traducendo la situazione osservata in immagine, la volontà era infatti quella di “fissare” l’azione propria del guardare, intesa come possibilità di vedere all’interno degli oggetti e della loro storia per restituirli così trasfigurati alla nostra memoria più profonda. Ma astraendo gli ambienti e gli oggetti da una precisa unità spazio-temporale e collocandoli nella dimensione dell’opera fotografica, qualcos’altro entrava ancora in gioco: come egli stesso aveva scritto, “il sottile fascino malefico della doppia visione che si ha quando si osserva una fotografia, seduzione della differenza che esiste tra la cosa e la cosa fotografata, lo scarto percettivo del doppio sguardo che continua a catturarci”.

Luigi Ghirri - Archivi della memoria. A partire da un primo vintage print del 1973 dalla serie Diaframma 11, 1/125, luce naturale e da alcuni lavori degli anni Ottanta appartenenti alla serie Paesaggio Italiano, in cui fondamentale è la figura ripresa di schiena nell’atto del guardare, un insieme di opere che rappresenta un pubblico in movimento sottolinea l’attenzione non tanto per gli individui all’interno dello spazio quanto piuttosto per il loro essere tramite di un fenomeno percettivo. A completare il discorso, opere fotografiche in totale assenza di persone, dove predominante è la staticità – come la Psiche del Museo Archeologico di Napoli – e in cui la fotografia coincide con la memoria stessa dell’oggetto fotografato, in un processo di totale astrazione che ha ben chiara la lezione del surrealismo.