DOROTHEA LANGE
A VISUAL LIFE

9 giugno - 15 settembre 2016

Giovedì 9 giugno, alle ore 19, presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata la retrospettiva A visual life dedicata a Dorothea Lange, con circa 30 fotografie scattate fra il 1930 e il 1940.

Dorothea Lange è soprattutto nota per aver documentato per la Farm Security Administration la Grande depressione americana: le condizioni di vita nelle zone rurali degli Stati Uniti, la dolorosa povertà degli agricoltori e delle loro famiglie che si spostano di luogo in luogo in cerca di lavoro, l’abbandono delle campagne a causa delle tempeste di sabbia che avevano desertificato 400.000 km² di terreni agricoli. La sua foto Migrant Mother, scattata in California nel 1936, è diventata un’icona di quel periodo storico: una madre “senza patria” che protegge i suoi figli incarna la sofferenza di un’intera nazione.

L’umanità dei soggetti che ritrae non è mai secondaria all’esigenza di documentare la realtà. Nelle sue immagini non mette a fuoco solo la disperazione e la miseria delle persone, ma anche l’orgoglio e la dignità con cui affrontano il proprio destino. È forse questo il motivo che le rende sempre attuali.

La macchina fotografica è stata per la Lange “una grande maestra”, lo strumento attraverso il quale osservare profondamente il mondo, provando a “vivere una vita visiva”. “Bisognerebbe utilizzarla come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità”, usava dire.

La mostra si potrà visitare fino al 15 settembre 2016. Sarà disponibile un catalogo.

Una seconda sezione della retrospettiva The camera is a great teacher, a cura di Gennaro Matacena e Matteo Scaramella, verrà presentata sabato 11 giugno alle ore 17.30 a Castello di Postignano (Sellano, PG).

Per la prima volta in Italia, le due mostre offrono un ampio spaccato del lavoro di Dorothea Lange pioniera della fotografia documentaristica e di denuncia sociale.

Biografia

Dorothea Lange nasce a Hoboken in New Jersey nel 1895. Dopo aver frequentato la Columbia University di New York con Clarence H.White, dal 1917 al 1919 lavora come fotografa freelance a San Francisco dove apre uno studio. Nell’estate del 1923 con il primo marito, il pittore Maynard Dixon, compie un lungo viaggio in Arizona, dove fotografa gli indiani Hopi; nel 1931 insieme a Maynard e ai due figli si trasferisce a Taos nel New Mexico. Qualche anno più tardi inizierà a collaborare con l’economista Paul Taylor che la introdurrà nel programma della Farm Security Administration. I due si sposeranno nel 1935 e lavoreranno insieme al libro American Exodus che documenta, con testi di Taylor e foto della Lange, l'esodo di più di 300.000 immigrati in California alla ricerca di lavori agricoli. Nel 1942, in seguito all’attacco giapponese di Pearl Harbor, la WRA (War Relocation Authority) incaricherà la Lange di fotografare la deportazione forzata dei nippo-americani isolati nei campi di internamento perché considerati possibili nemici. Negli anni cinquanta realizzerà diversi servizi per LIFE magazine e prenderà parte all’ambizioso progetto The Family of Man curato da Edward Steichen direttore del dipartimento di fotografia del MOMA. Continuerà a lavorare e viaggiare insieme a Paul Taylor visitando diversi paesi del mondo: Giappone, Korea, Hong Kong, Filippine, Tailandia, Indonesia, Burma, India, Nepal, Pakistan, Afghanistan, Egitto. Morirà l’11 ottobre 1965. Qualche mese più tardi, nel gennaio 1966, sarà inaugurata al MOMA una vasta retrospettiva delle sue fotografie, la prima dedicata a una fotografa donna.


Thursday 9 June, at 7.00 p.m. at Studio Trisorio on the Riviera di Chiaia 215 in Naples, the inauguration of a retrospective dedicated to Dorothea Lange will be held. The exhibition, entitled A visual life, features some 30 photographs taken between 1930 and 1940.

Dorothea Lange is best known for having documented the Great Depression for the Farm Security Administration: living conditions in rural areas of the United States, the painful poverty of farmers and their families moving from one place to another in search of work,  farms abandoned after  sand storms which caused the desertification some 400,000 km² of agricultural land. Her photograph Migrant Mother, taken in California in 1936, became an icon of that period: a “homeless” mother protecting her children epitomizes the suffering of an entire nation.

The humanity of the subjects she depicted was never overshadowed her need to document the truth. Her images not only focus on the desperation and destitution of people, but also the pride and dignity with which they face their destinies. Perhaps for this very reason, still today, her photos remain topical. 

For Lange, the camera was “the great teacher”, the instrument which provides an in-depth view of the world, in an attempt to “live a visual life”.  She often said “one should really use the camera as though tomorrow you’d be stricken blind”.

The exhibition will be open until 15 September, 2016 and catalogues will be available.

A second section of the retrospective The camera is a great teacher, curated by Gennaro Matacena and Matteo Scaramella,  will be presented Saturday, 11 June at 5.30 p.m. at Castello di Postignano (Sellano, PG).

For the first time in Italy, the two exhibitions offer a wide-ranging cross view of the works of Dorothea Lange, a pioneer of documentary photography and social commentary.

Biography

Dorothea Lange was born in Hoboken, New Jersey in 1895. She later attended Columbia University in New York and studied photography under Clarence H. White. From 1917 to 1919, she worked as a freelance photographer in San Francisco and opened a studio. In the summer of 1923, she travelled extensively throughout Arizona with her first husband, the painter Maynard Dixon, where she photographer the Hopi Indians; together with Maynard and their two children, she moved to Taos in New Mexico in 1931. Several years later, she began working with economist Paul Taylor who introduced her into the Farm Security Administration programme. The two were married in 1935 and worked together on a book, entitled American Exodus with texts by Taylor and photos by Lange, which documented the exodus of more than 300,000 migrants to California in search of farm work. In 1942, following the Japanese attack on Pearl Harbor, the WRA (War Relocation Authority) hired Lange to photograph the forced relocation of Japanese-Americans into internment camps because of suspected loyalty to their ancestral land. During the 1950s, she photographed various assignments for LIFE magazine and took part in an ambitious project, The Family of Man, curated by Edward Steichen, director of the MOMA Photography Department. She continued to work and travel together with Paul Taylor visiting various countries: Japan, Korea, Hong Kong, the Philippines, Thailand, Indonesia, Burma, India, Nepal, Pakistan, Afghanistan and Egypt. She died 11 October, 1965. Some months later, in January of 1966, an extensive retrospective of her photographs was inaugurated at MOMA, the first ever dedicated to a woman photographer.