eulalia valldosera

we are one body


Giovedì 25 ottobre 2012 alle ore 19.00, presso lo STUDIO TRISORIO, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata una mostra personale di Eulalia Valldosera.

L'artista catalana articola negli spazi della galleria un'installazione composta da video, proiezioni di luci e ombre, fotografie, oggetti che interagiscono e si animano in una coinvolgente "messa in scena" che indaga i temi delle relazioni familiari e sentimentali, condizionate dalle forze mascoline e femminili che sono nel profondo di ogni individuo. Le sue opere indagano in senso più universale il subconscio individuale e collettivo, la valenza simbolica degli oggetti d’uso quotidiano e in particolare il tema dei rapporti di potere nelle relazioni sociali. 

Saranno in mostra le installazioni Mother & Father e We are one Body e alcune fotografie della serie Family Ties.

Nel teatro delle ombre dell'opera Mother & Father un uomo e una donna eseguono una sequenza di azioni come in un rituale di amore e odio. I ruoli di madre e padre che abbiamo interiorizzato costituiscono il nostro apparato emotivo e relazionale. Le immagini, proiettate da un’unica fonte, sono catturate da una moltitudine di specchi che riflettono frammenti di luci e ombre su oggetti di uso quotidiano in una stanza da bagno esattamente ricostruita nello spazio della galleria. Le luci e le ombre rimbalzano da un oggetto all’altro e coinvolgono lo spettatore in un gioco di riflessi multipli. 

Nell'installazione We are one body le immagini della recente rivolta ateniese trovate in rete scorrono sulla superficie di un vecchio vaso di terracotta, mentre dal ventre di un altro vaso esce il sonoro della guerriglia alternato alle dichiarazioni profetiche e metafisiche della ipnotista americana Dolores Cannon e alle proiezioni sul soffitto di immagini geometriche astratte che guidano verso la trascendenza. La dislocazione delle immagini e del sonoro spiazza lo spettatore rispetto alla fruizione consueta del linguaggio televisivo a cui è assuefatto. I protagonisti della guerriglia urbana, i manifestanti e la polizia, rimandano all’archetipo greco del guerriero che difendeva il suo territorio a costo della sua stessa vita, ci ricordano il dramma sociale che stiamo vivendo a livello globale. I vasi simili agli orci usati per far fermentare il vino, alludono al fermento sociale in atto. 

Nelle fotografie della serie Family Ties i soggetti delle immagini sono membri di due diverse tipologie di famiglia, una strutturata in modo convenzionale e l'altra corrispondente a un modello contemporaneo molto diffuso che potremmo chiamare a struttura fluida. L'artista ha chiesto a ciascun soggetto di interpretare il suo ruolo consueto nella vita reale e ha sovrapposto scene scene in piena luce e in ombra, scene di corpi che interagiscono e si fondono, esprimendo la complessità dei legami familiari e la varietà dei paesaggi emotivi interiori che sfumano l'uno nell'altro.

Sara disponibile in mostra il catalogo Blood Ties edito da Carroll&Fletcher, Londra 2012. con testi di Tom Morton, Barbara Rodriguez Munoz, Eulalia Valldosera. 

Eulalia Valldosera è nata nel 1963 a Barcellona dove vive e lavora. Ha esposto in importanti gallerie e musei in tutto il mondo, tra cui il Reina Sofia di Madrid, il Museé d’Art Contemporain di Montreal, il PS1 di New York. Ha partecipato alla Biennale di Lione nel 2009, alla Biennale di San Paolo nel 2004, alla Biennale di Venezia nel 2001, alla Biennale di Sidney nel 1996, alle Biennali di Johannesburg e di Istanbul nel 1997, allo Skulptur Projeckte di Münster nel 1997. Nel 2010, per lo Studio Trisorio, ha realizzato il video Dependencia Mutua in collaborazione col Museo Archeologico di Napoli e lo Studio Trisorio.

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Thursday, October 25th, 2012, a solo exhibit of Eulalia Valldosera will be inaugurated at 7.00 p.m. in Naples at the Studio Trisorio in via Riviera di Chiaia 215.

The Catalan artist has transformed the gallery space for her exhibit, composed of videos, projections of light and shadows, photographs and objects, which interact and come to life in a enthralling “mise-en-scène” spotlighting how family and sentimental relationships are conditioned by the feminine and masculine forces that are deeply rooted in each individual. In the most universal sense, her works delve into the individual and collective subconscious, the symbolic value of objects which are used on a daily basis and, in particular, the power struggle in social relationships.

The exhibit will also include the installations entitled Mother & Father and We Are One Body as well as a few photographs from the Family Ties series.

 In the theatrical shadow of the work entitled Mother & Father, a man and a woman perform a sequence of acts in a ritual of love and hate. The mother and father roles we have interiorized comprise our emotional and relational makeup. The images, projected from a single source, are captured in a multitude of mirrors and reflect fragments of light and shadow onto everyday objects in a bathroom specifically built for the exhibit. The light and shadows bounce from one object to another and draw the spectator into a play of multiple reflections. 

In the We Are One Body instalment, internet footage of the recent revolt in Athens is projected onto on the surface of an old, earthenware urn as audio of the street fighting and the prophetic metaphysic declarations of American hypnotist Dolores Cannon are emitted from the inside of another urn while abstract, transcendent geometric images are projected on the ceiling. The dislocated images and audio, in contrast to the synchronization of television language to which we have all become so accustomed, disorient the spectator. The protagonists of the street fighting, the demonstrators and the police, evoke the Greek  archetype of the warrior who defends his territory at the cost of his own life and harks back to the social drama which is taking place on a global scale. The urns, similar to the amphorae used for storing wine, allude to the current social tumult. 

In the photographs in the Family Ties series, the subjects are members of two types of families, one structured in a traditional manner and the other corresponding to what has become a wide-spread, contemporary model which might best be termed as fluid. The artist asked each subject to interpret his or her usual role in real life and then in overlapping the images in light and shadow and scenes of bodies intertwining and fusing together, expresses the complexity of family ties and the array of inner emotions which recede into each other.

The catalogue Blood Ties, published in 2012 in London by Carroll&Fletcher, with contributions by Tom Morton, Barbara Rodrìguez Muñoz and Eulalia Valldosera will be available at the exhibit.

Eulalia Valldosera was born in 1963 in Barcelona where she lives and works. She has exhibited in leading galleries and museums the world over including the Reina Sofia in Madrid, the Museé d’Art Contemporain in Montreal and the PS1 in New York. She participated in the Lyon Biennale in 2009, the San Paolo Biennale in 2004, the Venice Biennale in 2001, the Sidney Biennale in 1996, the Johannesburg and Istanbul Biennales in 1997 and the Skulptur Projeckte in Munster in 1997. In 2010, she created the video entitled Dependencia Mutua in collaboration with the Naples Archaeological Museum and the Studio Trisorio

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